mercoledì 23 luglio 2008

Giuseppe Bordigoni Karl Unterkircher

Una cosa ha accomunato questi due uomini, la montagna.
Troppe parole vengono dette su “perché lo fanno?”, su “ma come può accadere?”

28 giugno 2008
Campo Base ai piedi del Nanga Parbat. Dal terzo comunicato stampa di Karl Unterkircher:
“Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c’è la vita. Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave. Siamo nelle mani di Dio e se ci chiama dobbiamo andare. Sono cosciente che l’opinione pubblica non è del mio parere, poiché se veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: “Cosa sono andati a cercare là? Ma chi glielo ha fatto fare? Una sola cosa è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai! La montagna chiama!”

Lo aveva chiamato l'Everest: "Continuo con la mia ascesa passo dopo passo, come se andassi a rallentatore ed in fine supero quest´ostacolo… e all’improvviso, eccola là,... é lei, la cima più alta del mondo. Non ci posso credere e mi appoggio ai bastoncini per riposare. Sono a 8830m; ancora 80m mi dividono dal grande evento. Riesco a riconoscere alcune persone in cima. Passo dopo passo con un ritmo da lumaca rimango concentrato non voglio ancora scoppiare in euforia, conto i respiri, sono dieci e porto ancora avanti il piede. Eccomi ci sono;…finalmente ce l´ho fatta, dopo dieci ore ci siamo riusciti! Tutte le fatiche e la lunga preparazione si sono ora, alle 9 e 30 del 24 maggio 2004, rilevate fondamentali. Il grande sogno di essere una volta in cima al mondo, si è avverato e con una bellezza indescrivibile eccolo qua, la terra a 360 gradi. Sono stupito,...tante montagne e altri ottomila nelle immediate vicinanze si possono quasi toccare. Il tempo è stupendo e il vento è calmo, queste sensazioni di felicità non si percepiscono spesso nella vita e ci abbracciamo con immensa felicitá. Anche se siamo a quote altissime sono ancora lucido nella testa, le tensioni e la concentrazione non diminuiscono, sappiamo che c´è ancora da affrontare la “pericolosa” discesa. Ora dobbiamo eseguire i compiti scientifici. Dopo due ore e mezza, abbiamo finito, finalmente affrontiamo la discesa..."

Lo aveva chiamato il K2: "Questo momento non lo scorderò mai più nella mia vita. Il sole ha già lasciato il punto più alto dell’orizzonte; l`affilata cresta che porta in vetta, fa ombra verso nord e i cristalli di neve riflettono come impazziti in tutte le direzioni creando un atmosfera fantastica. Non mi sembra vero, davanti a me non c´è nessuno e sono passati tre anni che nessuno a toccato la vetta. Continuo il mio cammino ed i miei pensieri per la seconda volta in due mesi sono al settimo cielo, ora non mi ferma più niente e nessuno, il rumore dei miei passi in questa silenziosa solitudine mi fa venire i brividi. Mi concentro per respirare in modo corretto; la mia gioia è indescrivibile. Inizio a riconoscere i contorni al di là della cima e vado in cerca del punto piú alto con prudenza. C´è un vento da nord freddo e fastidioso ed ecco che mi rendo conto ci siamo, voglio capire se è il momento di esultare, ma c´è una cornice, non so quanto è grande. Con prudenza la trafiggo e cerco di alzare lo sguardo, riesco solo a intravedere la morena del campo base, però niente e nessuno, è troppo lontano 3600m più in basso. Mi siedo per un attimo, sono sul punto più alto di tutto il Karakorum."


Dal guestbook nel sito di Karl, fra migliaia di interventi (clicca qua)

Vivo in una città di mare dove lo sguardo non incontra mai montagne, ostacoli così maestosi e misteriosi. Non dovrei comprendere la voglia che un uomo ha di scalare e raggiungere vette così alte, affrontando pericoli e mettendo in pericolo la sua vita. Eppure è dal 15 luglio che non mi abbandona l'immagine di un uomo che non ho mai conosciuto, ma che ho la sensazione di conoscere da sempre… già lo conosco da sempre perchè lui è la forza e continuerà a vivere ogni volta che ognuno di noi dovrà affrontare una difficoltà, un pericolo.
Karl… per me dal 15 luglio sei immortale !!!

Indirizzato alla moglie

Anch'io, come te, ho scelto di vivere accanto ad un alpinista. Conosco l'ansia, la paura, il pensiero costante verso lui, verso il bisogno del suo ritorno... conosco il desiderio sempre vivo di riaverlo ancora al fianco. Non credo molti capiscano come ci si possa innamorare di un uomo il cui pensiero è sempre sopra il cielo, il cui sguardo si spinge ogni volta più lontano... un uomo che si sente veramente vivo solo quando ha davanti le distanze più grandi, le cime che più lo fanno sognare... Eppure questo loro slancio a andare sempre oltre, con fermezza, forza e coerenza verso se stessi... Non potrei non amare che un uomo così.

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