domenica 24 agosto 2008

Maratona Olimpica … “coi stechi sui oci”

Mi ero ripromesso di non farlo, ma alla fine ha vinto lui.

Parlo del virus che mi ha fatto alzare dal letto per andare alla TV, “con gli stuzzicadenti sugli occhi” per tenerli aperti.

Sarò ipercritico, scrivo a caldo senza tanto pensarci su, checché se ne dica questa maratona olimpica ha sfatato dei miti che qualcuno dei nostri, imperterrito, continua a difendere.

Primo – Età - E’ stato dimostrato che può vincere anche un atleta giovanissimo (qualcuno dice 21, qualcun’altro 22 anni, questi sono i nostri giornalisti). Dunque non è scontato che è indispensabile esperienza. Non è più produttivo arrivare alla maratona in età matura, quando oramai si comincia ad essere logori.

Secondo – Tempi - Per vincere una maratona di alto livello è I-N-D-I-S-P-E-N-S-A-B-I-L-E partire ed arrivare a 3' al km. Questa unità di misura DEVE insinuarsi nel cervello di ogni maratoneta che intende vincere. Se corre più lento può vincere la maratona parrocchiale, sperando che gli organizzatori non invitino nessun’altro, ma già a Roma o a Venezia il podio se lo sogna, figuriamoci Londra o New York; rimarrà un …”buon corridore”.

Terzo – Tattica – la corsa la fanno gli altri, partono davanti in tanti, qualcuno corre liscio, altri a scatti, però tutti vanno veloci, pian pianino si décimano, e ne rimane uno solo. Al giorno d’oggi l’aspettare fa solo perdere tempo, poi non si recupera più. Alla fine possono arrivare dei buoni piazzamenti, ma la vittoria è sempre qualcun altro che se la gioca.

Uno, non ricordo chi, diceva:”per vincere una gara bisogna partire il più forte possibile, e poi, a metà, aumentare”

Baldini - Da ammirare, stra-ammirare. Emotivamente ho corso gli ultimi 500mt assieme a lui, assieme alla sua fatica, assieme alle sue smorfie miste fra sofferenza e dispiacere.
Quell’ultimo giro di pista è stata la simbolica corona alla sua carriera.
Il suo momento lo ha avuto ad Atene, e lo ha sfruttato nel modo migliore, la gara della vita.
Visti i problemi io lo pronosticavo ritirato, ma lui è stato grande, ha tenuto fino alla fine, ha dimostrato il VERO spirito Olimpico.

Sembra scontato, ma molti non se ne accorgono: la maratona è … una maratona; massacra fisico e cervello. Nella sua carriera un maratoneta riesce a vincere un paio di gare ad altissimo livello, poi, inesorabilmente, spunta qualcun’altro.

A mio parere in Italia c’è bisogno di un cambio generazionale sia per atleti che per allenatori. L’esperienza la lascio a chi è seduto davanti o dietro ad una telecamera, dove contano le parole e non i fatti, ma sul campo … largo ai giovani.

1 commento:

bibe ha detto...

Pare che il virus abbia fatto strage... anch'io, di ritorno dall'Arena di Verona, mi sono piantato davanti alla televisione a meravigliarmi di come i tre keniani e i due compagni di "minifuga" iniziale siano passati alla mezza (corsa al caldo e in leggera salita) sotto l'ora e tre minuti. Il resto della maratona è stato leggermente più lento, ma che tempi!
Condivido in pieno tutti i punti che hai elencato, soprattutto - per gli italiani e gli europei in generale - quello del partire veloci per fiaccare gli altri "per esaurimento": non è pensabile tirare una volata con gente tipo Wanjiru o Lel, cosa inevitabile se i ritmi sono lenti...