giovedì 4 settembre 2008

Giovanni e … il calcio

Sono a casa, infortunato sul lavoro (niente di serio), ho tempo libero e voglia di cazzeggiare, perdonatemi.

Quale lontano nesso ci potrebbe essere fra podismo e calcio?

Eccolo, quando compilo l’iscrizione ad una gara ed arrivo alla Società di appartenenza mi viene un sorriso, scrivo “libero” che era il ruolo in cui giocavo a calcio.

Ho iniziato da bambino, a 16 anni sono arrivato nella categoria allievi di una squadra in prima categoria, ed in 4 eravamo convocati anche con la prima squadra. Gli altri 3 sono andati con le giovanili del Genoa, allora in serie A, acquistati senza provini, solo vedendoci giocare, mentre io sono rimasto a casa bloccato da una pubalgia. 
A quei tempi ci allenavamo in pieno inverno in un campo che non aveva nemmeno gli spogliatoi, in mezzo alle fabbriche dentro alla zona industriale di Marghera (qualcuno si ricorda il campo SAVA? massima ossigenazione). Scendevamo dalle nostre biciclette, sfilavamo i vestiti e sotto avevamo quelli da gioco, senza nessun riscaldamento via a scalciare il pallone. Finito l’allenamento, tutti sudati, rimettevamo sopra i vestiti più grossi e tornavamo a casa pedalando velocemente per riscaldare il corpo che si raffreddava, ed il sommarsi di queste cose probabilmente ha causato il male. Mi curavo in casa con una pomatina ed una fascia elastica sulla coscia, non esistevano medici sociali, fisioterapisti, massaggiatori, ecc., guai a perdere un allenamento ed ancora peggio una partita. Questo ha fatto si che dopo alcuni di mesi non riuscivo più nemmeno a camminare, senza curarla si è cronicizzata, sono stato costretto a smettere di tirare calci, ed ancora oggi mi punge dopo corse con freddi particolari, o ancora peggio se calcio un pallone. Unica nota positiva, una volta verso la fine di una partita mi faceva molto male ed avevano già fatto le sostituzioni disponibili, così sono stato posizionato davanti (tutti gli infortunati vanno all'ala destra); gli avversari non mi seguivano, mi è arrivato un pallone morto che ho scalciato sbilenco in porta, il portiere è andato a caccia di farfalle ed ho così segnato l’unico gol ufficiale della mia carriera.

I palloni costavano una cifra, per allenamento usavamo palloni di cuoio marrone, reduci chissà da quante battaglie, si imbevevano d'acqua e diventavano pesantissimi (probabile altra causa della pubalgia), non ce n'erano due di uguali, non ce n'era uno di sferico, il più rotondo era quello per le partitelle di fine allenamento, mentre l'unico nuovo, uno all'anno, ad esagoni bianchi/neri, era tenuto da parte per la partita della domenica.

A quei tempi non esistevano le magliette con stampato il cognome del proprio idolo, mentre ora si trovano di plastica nei banchetti dei mercatini, era il numero sulla schiena che faceva la differenza. Se qualcuno voleva quella maglietta doveva impegnarsi, appostarsi all’ultima partita di campionato e, dopo il fischio finale, correre più forte degli altri invasori. Io una volta ci sono riuscito, e mi sono ritrovato con una maglietta di cotone molto grosso, intrisa di puzzolente sudore che rimaneva indelebile ai lavaggi, ma per me era il profumo dell’idolo che continuavo a portarmi addosso. 

E la maglia durava fino alla distruzione, i colori sociali erano sempre quelli, mentre adesso, boooh.

Fai uno sforzo, accendi un mutuo, con la famiglia vai a vedere una partita, le squadre si presentano in campo e … hanno le maglie a colori invertiti, quella che doveva essere rossa è gialla e viceversa, ed allora lasci arrotolata la tua bandiera. Visto che ultimamente si sono anche scambiate alcuni giocatori non capisci più per chi fai il tifo, ti verrebbe voglia di andare via, ma poi rimani solo perché ti ritorna in mente che quella partita ti è costata lo stipendio di una settimana.

Io mi chiedo, ma è proprio vero che esiste tutto questo pubblico dedito al calcio? Oppure, visto che sono in gioco miliardi, è tutta una gran montatura da parte dei giornalisti che serve per i loro lauti guadagni (dei giornalisti)? Alla fin fine sono poche le squadre che attirano alla domenica molta gente agli stadi. Ed anche per queste squadre solo poche partite riempiono gli spalti, e questo accade perché durante la settimana precedente viene fatto un enorme battage pubblicitario dalle TV.
Quante tribune rimangono inesorabilmente (e drammaticamente) vuote?
Le dirette TV non hanno molti spettatori, da una parte viene sbandierato che sono tantissimi, ma invece si fatica a trovare soldi (Skycalcio era, e rimane, sull’orlo del fallimento) ed i contratti per i diritti li firmano a prezzi stracciati.

E poi, perché non sono le società che pagano (in soldoni) tutto, ma veramente TUTTO quello che accade al loro seguito? Trovo estremamente sbagliato che a nostra protezione, nelle nostre città, vengano impiegati i militari, mentre a proteggere i calciatori negli aeroporti o nei loro spostamenti vengono impiegati poliziotti e carabinieri PUBBLICI; non potrebbero arrangiarsi da soli? I soldi per pagarsi le guardie private ce li hanno!
Da alcuni giorni ci bombardano con le immagini di qualche centinaio di esagitati che hanno messo a ferro e fuoco stazioni e treni, e chissà quante altre di simili ne vedremo durante il resto dell'anno, ma perché dobbiamo pagarne le conseguenze tutti? Logicamente dovrebbero pagare per primi i protagonisti, ma subito di seguito, quelli che da queste persone ne trae un diretto beneficio economico.

STOOOP, mi fermo, sono troppo lungo e logorroico, sono andato troppo avanti e troppo fuori dal post, adesso il nesso non lo trovo più.

P.S. Adesso il calcio non lo guardo più nemmeno in TV, nemmeno la nazionale, neanche ci provo perché so che, inesorabilmente, mi addormento.

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