martedì 16 settembre 2008

Trail: il fascino Ultra sbatte contro ai miei limiti

C'è chi, non senza un pizzico di retorica, considera questi corridori come gli eroi dell'epoca moderna, capaci di fare emozionare con imprese al limite dell'umano. Specie ora che nessun Omero può più cantare le gesta di Achille, che nel combattimento poteva far valere doti individuali ed umane.
Queste parole, trovate in internet, sono riferite ai partecipanti all’Ultra Trail Tour del Monte Bianco.  

Per chi non la conosce si tratta di una corsa di 166km, con 9400mt di dislivello positivo, più dell’Everest.
Per terminarla i primi arrivati impiegano circa 20 ore, gli ultimi 46 ore, limite massimo altrimenti molti arriverebbero anche dopo.
Si svolge l’ultima settimana di agosto e le iscrizioni vengono aperte via internet a gennaio; i 2200 posti disponibili sono stati “bruciati” in 10 minuti, mentre 8000 domande d’iscrizione sono arrivate troppo tardi, ed occorre dire che per iscriversi non bisogna essere podisti qualunque, ma è necessario avere dei punteggi che si ottengono partecipando ad altre gare “convenzionate” che hanno più o meno le stesse caratteristiche.
Questo per farvi capire quanto sentito è il movimento UltraTrail.

Sto seguendo in internet questo variegato mondo.
E’ attraente, i racconti sono calamite, non si riesce a staccarsi fino alla fine.
Sono affascinanti i personaggi che lo compongono, (vedi il box su Marco Olmo a destra) intrigante è il loro modo pacato di raccontarsi e di raccontare quelle che noi ostinatamente continuiamo a definire “gare”, ma che invece diventano delle vere e proprie esperienze di vita, dei momenti di crescita che ognuno si porterà dentro per sempre.

Il mio spirito mi porterebbe ad aggregarmi subito, ma cerco di non rimanerne coinvolto, almeno per ora.
Sto valutandone i lati negativi e ne ho incocciato alcuni pesanti, per i quali non riesco a vedere chiaro, come ad esempio:
- in passato ho corso diverse maratone, fatto allenamenti lunghi anche 40km, mentre ora ho un blocco che mi ferma quando arrivo ai 25km. E' il secondo anno che mi capita in preparazione della Camignada, che è una manifestazione a cui terrei moltissimo partecipare per cui sono molto motivato. E' il mio corpo o la mia mente che dice basta?
- non si arriva in quattro e quattr’otto a centinaia di km, bisogna allungare progressivamente, passando prima per qualche Ultra "normale", ma con quale ritorno generale? (vedi post sulle endorfine)
- ho paura che allungando (e molto) la mia schiena si ribelli, non tanto per il "male" ma perchè sarebbe un peccato portare avanti una lunga preparazione e poi buttare tutto alle ortiche.
- sicuramente i pensieri andrebbero altrove, costantemente,  e ne risentirebbe la famiglia, e non ne ho la minima intenzione.
- infine, non so bene dove trovare le montagne per allenarmi qua a Venezia.  :-)

Dunque del Trail faccio mio lo Spirito che mi accompagnerà in qualche garetta, senza Ultra almeno per ora.
I miei limiti sono molto umani e correrò divertendomi ugualmente anche se nessun novello Omero parlerà di me.

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