martedì 7 settembre 2010

Andar per argini

Abitando in periferia, per riuscire a correre, ho la fortuna di non aver necessità dei parchi circondati da condomini, mi è sufficente girare l'angolo di casa e sono fuori dal traffico, dopo una decina di case sono già in mezzo a campi coltivati.
Lo so, non è la stessa cosa che respirare le arie e vedere i panorami dei 2000 metri, così come non è uguale ai saliscendi dentro ai boschi collinari (fortunato è chi riesce a percorrerli quotidianamente), per mantenere vive queste sensazioni mi vengono incontro ... gli argini.
Non parlo delle strade asfaltate che spesso fanno da cornice ai grandi fiumi, ma di quei stretti e tortuosi sentieri ricavati lungo i molti rii e fiumiciattoli che rigano le nostre campagne.
Ad esempio un tratto è percorribile lungo il Marzenego che, prima di entrare a Mestre e diventare liquame "grigio fogna", riesce ad offrire degli squarci come quelli in foto, così anche gli occhi trovano qualche soddisfazione e la fatica si allontana per pochi momenti.

Correndo sopra l'asfalto pian pianino il gesto della corsa si appiattisce, i passi diverntano identici, a me capita che le ginocchia si ..."irrigidiscono" ed iniziano a farmi male ed allora devo fare alcuni passi scalciando i talloni verso il sedere e cambiare ritmo per un po', ma presto il pensiero si dirige altrove ed il passo ritorna ad appiattirsi.
Correre sui sentieri degli argini è diverso, l'attenzione deve rimanere sul percorso ad evitare avvallamenti od incognite, ad ogni passo i piedi trovano appoggi con inclinazioni differenti così i muscoli delle gambe vengono sollecitati da maggiori stimoli, e questo si traduce in maggior allenamento e logicamente maggiore stanchezza.
Ne risentono i ritmi, ma non è possibile quantificarne la perdita.
Desiderando aumentare ancor di più il fattore allenante ci può spostare di pochi centimetri a lato del sentiero battuto e correre sopra all'erba, con maggior effetto ammortizzante ma con più attrito nel portar avanti i piedi, più alta è maggiore sarà la forza da impiegare, però maggiori saranno le incognite del sottofondo.
Si bagnano i piedi? Si infangano le scarpe?
Poco importa, il tempo trascorre più veloce, sintomo che ci si sta divertendo.

9 commenti:

elteo ha detto...

Ma quello lo conosco è "el Muin de l'orso" a Olmo di Martellago!

Occhio che la foto non rende bene l'idea, quelle chiazze appena dopo la cascatina è spazzatura! :)

Ciccò ha detto...

io sono uqasi nelle tue condizioni topografiche. Sento la mancanza di qualche salita e mi devo accontentere delle ripetute sui cavalcavia

theyogi ha detto...

stupendo, come un pò tutto, da quelle parti.... io devo accontentarmi del trafficato lungomare e della pineta, ma non mi lamento....

Alberto Bressan "Pasteo" ha detto...

Post molto bello. La tua passione per la corsa trasuda in ogni frase.

giovanni56 ha detto...

@ elteo - è proprio lui, qualche immondizia c'è però la maggioranza sono erbe che l'acqua si trascina dietro. Partendo da Zelarino se ne incontrano 4 di quei mulini

giovanni56 ha detto...

@ciccò - idem, il mio unico cavalcavia è proprio sopra l'uscita dell'autostrada. Vabbè, ci si allena a correre in carenza d'ossigeno :)

giovanni56 ha detto...

@ yogi - oddio, non è che sia bello proprio tutto, Marghera incombe sempre.
La pineta non è male (facendo attenzione alle radici) :))

giovanni56 ha detto...

@ Pasteo, sempre gentile, vai a Roncade domenica?

Alberto Bressan "Pasteo" ha detto...

No domenica sono a S.Fior