mercoledì 28 settembre 2011

Vajont = distruzione

A volte, per assonanza di idee, ad alcuni vocaboli ne associamo degli altri che ce li richiamano, ad esempio ad "onorevole" voi cosa associate?
Ad associare la parola Vajont ci hanno pensato le mie gambe:
D-I-S-T-R-U-Z-I-O-N-E!
Certamente la mia è infinitamente inferiore a quanto accaduto il 9 ottobre 1963, però non ricordo di avere avuto tanto mal di gambe nemmeno dopo aver corso maratone (o forse me ne sono dimenticato); le discese hanno lasciato cattivi strascici tanto che ancora oggi, mercoledi, sento delle urla lancinanti provenire dal basso.
Percorso molto tecnico, suddiviso nitidamente in varie parti, ho tirato nelle salite dove potevo farlo, ho camminato nei sentieri impossibili (e con me tutti quelli che erano attorno a me, non so se i primi riuscivano a correre sempre), ed altrettanto ho fatto nelle discese. Ho rallentato e mi sono ben gustati i punti più significativi, più "emotivi"; era impossibile non soffermarsi a metà del ponte-tubo, da dove si può capire pienamente la maestosità della diga, scrutando l'abisso verso il basso ed il capogiro verso l'alto ("Ma dopo arriveremo proprio fin lassù?" era la domanda che girava); e come non sostare un attimo, e sentirsi una nullità di fronte alla forza prorompente di quel getto d'acqua che usciva dalla montagna, a fianco della galleria; ed anche soffermarsi sulla cresta della diga, paragonando quel metro di camminatoio ad un confine fra il bene ed il male, fra il paradiso e l'inferno; e poi, mentre sbuffavamo sull'erta verso Casso, come non pensare a quella sera, quando l'acqua impiegò pochi secondi a salire fin lassù mantenendo ancora la forza distruggente; e la tenerezza che si prova nell'attraversare quel paesino; ed all'inizio della successiva discesa, quando non era ancora tanto pericolosa e ci permetteva di alzare lo sguardo da terra, ecco davanti a noi la montagna sventrata, le rocce liscie e lucide sopra alle quali la massa è scivolata fino dentro al lago, e via! Giù anche noi!
Più avanti sono caduto come un "farlocco", subito dopo aver camminato su un breve tratto ripidissimo e scivoloso mi sono rilassato, ho ripreso a correre e ... patapunfete ... sbucciature e sangue su ginocchio, gomito, spalla, mani, però stranamente nessun dolore tanto che ho ripreso immediatamente a correre e mi sono un po' lavato al ristoro seguente, l'ultimo prima del traguardo dove poi mi hanno medicato.
Negli ultimi km di discesa mi ha colpito l'organizzazione.
Sentieri stretti molto ripidi, rocce scivolose, in mezzo ad alberi, ed ogni ventina di metri era appostato un addetto del Soccorso Alpino, un "Angelo" (ecco un'altra perfetta associazione di vocaboli) attrezzato di sana pianta e pronto all'intervento, che ci indicava i punti dove porre maggior attenzione e questo ci regalava sicurezza, GRAZIE A TUTTI.

1 commento:

theyogi ha detto...

beh, un pò te la sei cercata... ;)) ma cosa sarebbe la corsa senza qualche (sporadica) sfidarella?