mercoledì 11 luglio 2012

Un'analogia fra Maupiti e Monfenera, una sola

Località :
Pianeta Terra (non è un'altro mondo!), 
Oceano Pacifico (è evidente che non si tratta di Adriatico), 
Polinesia (perché si ostinano a chiamarla Francese?)
Isola di Maupiti (l'Eden?). 
Data : 4 maggio 2010
Il reef fa da confine fra laguna ed oceano, formato da coralli morti e solidificati crea una barriera che sale dalle profondità fino al pelo dell'acqua. 
Il reef è la linea d'equilibrio, da una parte l'intimità e la pacatezza della laguna, dall'altra l'immensità e l'irruenza dell'oceano.
A Maupiti il reef si raggiunge facilmente dai motu, l'ultimo breve tratto di laguna è poco profondo, avvicinandosi a nuoto ci si accorge che i coralli progressivamente diventano sempre più fitti, dai colori ci si rende conto del passaggio da quelli "vivi" ai "solidificati", fino al punto in cui la loro densità non permette più di rimanere dentro all'acqua, ed allora ci si deve salir sopra (con i piedi protetti).
Ci si rende conto di essere arrivati ad un limite che la natura ha riservato all'uomo, superabile si, ma in quel momento meglio di no: "Uomo, non sei pesce". 
Il reef t'incanta, le onde arrivano da molto lontano, immense, spettrali, la loro potenza impaurisce, un filo di tiepido vento è sempre presente e le increspa, si infrangono, in pochi metri vengono domate dai coralli, diventano placide, non formano risacca e trapassano quel confine, ti scorrono dolcemente sopra ai piedi, solo qualcuna più irruenta ti sbilancia.
Il reef produce un suono profondo, le onde si frantumano, i coralli vibrano, l'immensa energia si trasforma in soave perenne boato, melodia che fa da eterno sottofondo a quei silenzi.
E' uno degli spettacoli che la natura ci offre, sconosciuto ai più;
io, nullità di fronte all'oceano Pacifico:
Domande: Perché le cose belle prima o poi producono ferite?
Perché più queste cose sono belle più le ferite sono dolorose?
Risposta: Per fare in modo che ce le ricordiamo.
Stavo tornando indietro per la prima volta da quella linea di confine, il movimento dell'acqua e la mancanza di appoggi sicuri rendevano instabile l'equilibrio, ho sentito uno sciacquio stonato, ad un paio di metri la fuga della pinna di uno squaletto impaurito ... impaurito lui? 
Io di più, il cuore è andato a mille, chi di noi due aveva osato troppo? Ancora non sapevo che gli squali di quel tipo sono innocui, quello in particolare era di casa tanto che Jean, il gestore del Kuriri (la pensione dove abbiamo soggiornato) lo chiamava affettuosamente Hector; successivamente abbiamo anche fatto il bagno in loro compagnia, qua indicavamo quelli "meno mansueti":
poi qua, nella mitica Laguna Blu, "incontri ravvicinati":
http://www.youtube.com/watch?v=qvQ3m8WsU0k

Squali docili, si? Fino a quando non dai loro qualcosa da mangiare:
http://www.youtube.com/watch?v=bx7DCqypCvQ

Ritorno al reef, quel movimento d'acqua e l'apparire di quella punta di pinna mi hanno messo paura, ho tentato di accelerare il passo del rientro, impossibile, ecco in questa foto i "ricordini" lasciati dai coralli dopo aver infilato la gamba in uno spazio fra di loro:
Il corallo infetta le ferite, le rende dolorose e lente a guarire.
Impossibile correre sul reef.

Come mai mi sono ritornate in mente queste cose?
Un'unica analogia fra Maupiti e Monfenera, una sola, e molto probabilmente solo io me la porto (e porterò) addosso: Cicatrici.
Prima o poi le ferite si chiudono (il "poi" si allunga se il cocciutone non vuole farsi applicare punti di sutura), rimangono le cicatrici, indelebili, per tutta la vita.
Le cicatrici portano dentro di loro il ricordo, le cicatrici rimangono appositamente per far ricordare, la Polinesia rimarrà perennemente nel mio polpaccio.
Parlandovi del mio ultimo infortunio "di corsa", soffermandomi su piede e caviglia, ho solo accennato a questo "taglietto", certamente non dimenticherò i sassi di montagna che me lo hanno procurato:
Perché tenere un blog?
A volte uno vede cose che gli altri non vedono, a volte queste cose provocano emozioni, ed allora queste emozioni si prova a condividerle, a renderle evidenti in modo che anche altri possano ricercarle; quante più volte si riesce a farsi capire tanto più Artisti si è; io ci riesco raramente, questa volta spero di si.

4 commenti:

nino ha detto...

tanta invidia.... ma solo per le prime 3 foto.

theyogi ha detto...

non credo che lo scopo dell'Arte sia 'farsi comprendere', ma piuttosto quello di 'suggerire l'inspiegabile' — in questo caso il vero artista sarà una specie di sciamano, altrimenti è solo un passatempo decorativo... ;D e poi ci sono gli artigiani come noi!

giovanni ha detto...

@ i sogni a volte si realizzano, non bisogna lasciarli nel cassetto ma mantenerli vivi. Non è SOLO questione di culo, anche se un po' ce ne vuole :)

giovanni ha detto...

@ Yogi, hai detto esattamente quello che volevo dire io :) ti sei fatto capire, io no :(