martedì 15 aprile 2014

La solitudine dei TITOLI

Ehi, sarà Pasqua anche per me, guardatemi bene dentro agli occhi!

Ritorno al titolo, sto notando un fatto:
Gli italiani hanno sempre meno voglia di leggere.

Forse troppo indaffarati nella "ricrescita"?
Il futuro sarà fatto di mancanza di conoscenza vera, senza approfondimento dei temi?
E questo nonostante internet, anzi, anche per colpa sua.
Lo verifico non tanto nei lettori di questo blog, rimasti più o meno inalterati nel numero e nelle consuetudini, ma nei lettori del Calendario, aumentati enormemente di numero, sempre a sintomo sia di un aumento del numero di praticanti del podismo sia di un aumento dell'uso di internet, ma cambiati nel loro comportamento.
Oltre la causa della perenne "mancanza di tempo", forse anche a causa del maggior uso di apparecchi mobili (con costi maggiori di collegamento e "banda" minore) si fa sempre più ricerca di un'informazione "essenziale", più veloce, più concisa.
Alla fin fine questo porta il successo del Calendario che, oltre alla completezza ed alla precisione, ha uno dei suoi punti forti nella "sintesi" (dopo approfondisce a parte).
Invece riscontro comportamenti variati nella lettura di articoli che "si prolungano", tipo comunicati stampa o articoli tematici; le visite hanno un calo di numero e diventano velocissime, fugaci, e non posso credere che il testo di una paginetta si riesca a leggerlo tutto (capendolo) impiegandoci qualche secondo.
Ne deduco che l'italiano si sta disabituando a leggere testi interi, e si limita ai titoli (e magari anche li condivide, senza nemmeno rendersi conto dei contenuti) o poco di più.
Ve li ricordate i primi SMS? Quando esisteva un numero massimo di vocaboli da poter inserire?
Come il primo facebook, come Tweeter ... messaggistica veloce, sintesi, il grave è che questo ci sta disabituando "alla lettura".
Ecco i pro ed i contro di internet: da una parte un flusso maggiore di informazioni, praticamente infinito (beninteso, sempre facendo attenzione al "tutto" ed "all'incontrario di tutto"), da un'altra la venuta di "social" che al contrario "settarizzano" e "triturano" queste informazioni
A farla da padrone ecco arrivato l'uso enorme degli slogan (e gli ultimi governi in carica hanno imparato la lezione molto bene) e della condivisione di frasi brevi ... scritte da altri.
Segno dei tempi?
Ci stanno conducendo in una direzione voluta "da altri"?
Si sa che un popolo ignorante è più facilmente guidabile.

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