Nonostante che la corsa sia spesso un occasione per scaricare la tensione nervosa e lo stress di una giornata di lavoro, non sempre si trova la carica per mettersi in pantaloncini ed infilarsi le scarpe per uscire di casa ed andare a correre.
Per qualcuno la corsarappresenta invece l’opportunità per trovare gratificazioni personali e ciò nonostante ci sono dei giorni, o addirittura dei periodi, in cui manca la voglia di far fatica. Inutile nasconderselo: ci sono momenti in cui si perde l’interesse anche nel fare delle cose che creano piacere e soddisfazione. E quando ci imponiamo di correre, per non dar corso al “senso di colpa”, la corsa non provoca nessun piacere. Ci sono momenti nell’arco dell’anno che, mettere le scarpe per andare a correre, sembra dare le stesse sensazioni che andare a lavorare.
Quando si perde l’interesse per la corsa, è inutile recriminare sulle cose fatte in precedenza. Se non si ha voglia di correre, è bene mettersi il cuore in pace e non sforzarsi oltre modo.
A questo punto la cosa migliore per superare il momento di demotivazione, oltre che staccare la spina per recuperare, è di ricercare la causa che ha generato la perdita d’interesse. Varie possono, infatti, essere le ragioni e le circostanze che riducono l’entusiasmo di un podista.
Vediamo di capire ed analizzare gli aspetti più comuni.
MONOTONIA E RIPETITIVITA’
La perdita d’interesse nella corsa molto spesso dipende dal ripetersi del gesto tecnico e ciò ovviamente, come ogni cosa che è praticata giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, porta inevitabilmente alla noia. A questo influisce anche il tipo di percorso; se ogni giorno si corre sulle stesse strade, si vedono gli stessi luoghi, la monotonia diventa in pratica invincibile. Chi corre sempre da solo può trovare la soluzione nella compagnia d’altri podisti. Se il motivo degli allenamenti in solitario è dovuto ad incompatibilità d’orari, nel fine settimana ci si può adattare ed organizzare la giornata per correre con altri podisti. Se anche la scelta dei percorsi d’allenamento è dovuta all’organizzazione del tempo a disposizione, per cui si è costretti a percorrere in pratica gli stessi tracciati, nel fine settimana si può andare alla ricerca di percorsi nuovi. Anche la partecipazione a delle manifestazioni podistiche domenicali, più o meno competitive, serve per cambiare ambiente, sia in termini di compagnia sia in termini d’ambiente.
IMPEGNO ECCESSIVO
Soffrono della sindrome del “devo fare” quei podisti che seguono prefissati piani d’allenamento ed hanno una mentalità molto competitiva. La loro forte motivazione podistica li porta a non tollerare modifiche del programma da svolgere e la corsa è vissuta più come un impegno professionale che come un piacere. Della corsa colgono, infatti, solamente l’aspetto competitivo e non sanno gioire dei momenti di rilassamento perché, ogni seduta, rappresenta l’occasione per far chilometri. Inoltre, il dover ogni volta ricercare prestazioni cronometriche sempre più veloci per continuare a migliorare, li conduce ad un livello di stress sempre più difficile da gestire dal punto di vista nervoso. Questi podisti arrivano a desiderare un periodo di recupero e una pausa dalla routine dell’allenamento, ma purtroppo non la sanno vivere adeguatamente per il timore di perdere la forma fisica raggiunta.
RISTAGNO DELLE PRESTAZIONI
Una forte motivazione, che spinge molti podisti ad affrontare gli impegnativi allenamenti, deriva dai miglioramenti fisici e cronometrici. In una disciplina sportiva in cui manca la parte ludica, come succede invece per il calcio, il basket, il volley, il tennis ecc. e nella quale al posto dei gol e dei punti c’è solamente il tempo che passa ed i chilometri, il miglioramento dei risultati è l’unica fonte di soddisfazione. Quando ad esempio i miglioramenti tendono a ristagnare la perdita d’interesse e motivazione diventa maggiore.
MANCANZA DI UN OBIETTIVO
Il desiderio di raggiungere un proprio traguardo rappresenta sempre una forte motivazione e ciò consente di trovare la giusta determinazione per affrontare le situazioni più difficili. Qualche volta quella vocina : “ma chi me lo fa fare?”, che ci gira nella testa, trova un valido punto d’appoggio se in realtà manca la motivazione a correre. Se non c’è un obiettivo da perseguire, o questo è troppo lontano nel tempo, è facile spostare l’impegno a situazioni più ottimali. Ecco quindi che appuntare sul calendario la data di una gara che si vuol correre può servire certamente come fattore che motiva.
SITUAZIONI AMBIENTALI
Il bello della corsa è di poter stare all’aria aperta, ma quest’aspetto ha anche tanti inconvenienti che derivano dalle circostanze climatiche. Il momento più difficile di tutto l’anno, senza dubbio, è quello del passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale. La temperatura dell’aria si fa più fresca, fino a diventare fredda ed anche gelata, ma l’aspetto sicuramente più difficile da accettare per un podista, è il passaggio dall’ora legale a quella solare in quanto ciò determina una forte riduzione della luce del giorno. Tornare a casa dal lavoro quando è già buio, e dover uscire a correre richiede, in effetti, una grande forza di volontà. Se non si ha la carica giusta, è facile rimanere vittime del “…lo farò domani”.
Se ti sei ritrovato in qualcuna di queste situazioni, e prima poi ci s’imbatte un po’ tutti in un calo di energia motivazionale, è il momento di prendere posizione. Reagire con forza ad una mancanza di motivazione può spesso portare ad una situazione opposta a quella che si vuol ottenere. Se ad esempoio si sente un calo nella spinta motivazionale a correre, a poco serve sforzarsi di farlo con l’idea che poi ci saranno momenti migliori. E’, infatti, impossibile avere per tutto l’anno una grande carica per gli allenamenti e le gare, e quindi sforzarsi di essere sempre al massimo porta ad un maggior livello di esaurimento mentale. Addirittura gli atleti di vertice non sono immuni dallo stress della corsa, e proprio perché per loro correre rappresenta un lavoro, da fare con il massimo rendimento nei momenti che contano , programmano i periodi di pausa. Consapevoli di ritrovare senza problemi la forma fisica, a fine stagione (che spesso coincide con l’autunno), decidono di fare riposo completo per un paio di settimane, oppure riducono del 70% il carico d’allenamento. Ciò è utile per scaricarsi dalla tensione e ricaricare le batterie nervose per la stagione a venire. Quindi, far fronte ad una mancanza di stimoli con la sola forza di volontà, alla lunga può indurre ad un più accentuato calo di motivazione. Insomma, quando manca la voglia, meglio assecondarla. Un periodo di riposo è certamente utile per ritrovare la carica, e se proprio non si vuol fare una pausa, si trova giovamento dal modificare quei fattori che determinano la routine. Ecco alcuni consigli . Un aspetto chiave per non cadere nella trappola della monotonia è di riconoscere i primi segnali del calo di motivazione, in modo da evitare di arrivare nella peggiore situazione.
PROGRAMMARSI
E’ difficile poter essere sempre nella massima efficienza fisica per tutto l’anno ed è quindi normale avere dei momenti di basso rendimento. In base ai tuoi principali obiettivi agonistici programma il periodo di maggior allenamento, e di conseguenza anche quelli di recupero. Considera questo aspetto: la massima forma può essere mantenuta per un paio di mesi, dopodiché si verifica un naturale calo di rendimento. Quindi, alcune settimane dopo il periodo agonistico, programma una decina di giorni in cui riduci l’allenamento ed inserisci qualche giorno in più di riposo, oppure sostituisci gli allenamenti podistici con quelli di un’altra disciplina sportiva. Nell’ambito di un anno possono essere previsti anche
un paio di periodi di “ferie sportive”. Queste possono anche essere programmate in funzione delle proprie caratteristiche fisiche. Chi soffre il caldo può riposare per esempio durante l’estate, mentre chi teme il freddo riposa a dicembre. Puoi invece programmare il maggior carico di allenamento in quei momenti in cui, di solito, hai maggior carica.
Nel caso in cui tu fossi tra quei podisti che si allena tutti i giorni, programmati anche delle pause: ad esempio ogni due settimane concediti un giorno di riposo. Lo stesso vale anche per chi si allena per meno volte la settimana, ovviamente. E se un giorno hai voglia di andare a giocare a tennis, oppure a calcio, o invece vuoi andare in piscina, concediti senza pensieri una pausa attiva. La domenica puoi anche rinunciare ad un allenamento ed andare a fare una passeggiata in montagna con la famiglia.
VARIARE IL TIPO DI SEDUTE
Gli allenamenti più impegnativi, come ad esempio le ripetute, o la corsa veloce, o anche le sedute di lungo lento, sono tendenzialmente stressanti a livello mentale. In qualche occasione, dopo un carico particolarmente intenso, c’è il desiderio di fare una settimana di sola corsa lenta, magari in natura e senza l’obbligo di controllare il cronometro. Quando senti di non aver più tanta voglia d’andare in pista. Approfittane quindi per andare a correre in campagna , per sentieri, su argini. All’opposto, quei podisti che fanno sempre lo stesso tipo di allenamento, ed è il caso di chi, non avendo obiettivi agonistici corre sempre lo stesso chilometraggio alla stessa andatura, vanno in crisi per monotonia. In questo caso vale la pena programmare una seduta settimanale con variazioni di ritmo, magari da correre in pista, in compagnia di altri atleti. Il confronto con se stessi e con gli altri, quando non è spinto all’estremo, è particolarmente stimolante.
MODIFICARE LE ABITUDINI
Cambiare percorso è anche un valido aspetto per uscire dalla monotonia. A volte è sufficiente prendere un nuovo sentiero, anche se in salita, per trovarsi proiettati in uno scenario diverso. Oppure andare in macchina in una zona nuova per ricercare tracciati interessanti, o anche magari solamente per correre in compagnia. Con il cambio delle stagioni si può modificare anche l’orario degli allenamenti. Ovviamente sono gli impegni di lavoro a condizionare l’organizzazione della giornata, ma in primavera ed in estate è particolarmente stimolante correre al mattino presto. In inverno, ci si può organizzare per allenarsi nelle ore centrali della giornata, anche se magari si dispone di poco tempo. A volte, infatti, è sufficiente anche una mezz’ora per svolgere un efficace seduta di allenamento; in questo caso, ovviamente, si da la preferenza ad un tipo di allenamento qualitativo, nel quale conta di più l’intensità che la quantità.