mercoledì 7 gennaio 2009

Dubbi & Domande


Nell'atletica, in tutte le sue discipline, il corpo umano viene sollecitato alla ricerca dei propri limiti.
Il fisico viene sottoposto ad allenamenti sempre più impegnativi, e qua sta alla bravura ed alla sensibilità sia dell'atleta sia dello staff che lo segue capire quale deve essere l'ampiezza dei gradini che si vanno ad affrontare.
Limiti raggiunti quando si arriva alla "rottura" dell'atleta, all'infortunio non più rimediabile.

Molti amatori si preparano da soli e per questi, non avendo riferimenti e districandosi fra tabelle e tempi, diventa ancor più difficile intuire quale può essere lo "sforzo" veramente utile per ottenere un miglioramento, e così evitare quanto potrebbe portare al sovraffaticamento e, dietro l'angolo, all'infortunio.

Domanda: Se ci alleniamo a velocità più elevate di quanto "dettato" da una tabella ben costruita, ottieniamo un ritorno più allenante o più stancante (per cui apriamo la strada agli infortuni)?

Tenendo sempre conto che:
- ognuno è un caso a sè, siamo tutti diversi;
- uno che si appassiona alle maratone invece potrebbe essere più portato organicamente a distanze più corte, e viceversa.

A correre la maratona ci si dovrebbe arrivare dopo aver raggiunto una buona maturità fisica e mentale, quando ci si è ben resi conto del proprio valore nel mezzofondo prolungato, per cui con un TOT di preparazione alle spalle.
Però molti affrettano questi tempi, oppure (nella maggioranza dei casi) affrontano maratone interpretando a proprio modo tabelle di preparazione trovate o suggerite, senza capire bene a cosa vanno incontro.

Vengo al punto e porto questo esempio:
Un atleta ha una soglia anaerobica "ben misurata" eppure, con apparente semplicità, riesce a correre più veloce di quanto previsto le RP da 1000mt a 5>10 secondi al km ed i lenti di 15>20" al km.
Cosa ritornerà più produttivo seguire, il suo istinto o la tabella?
Sicuramente si sta velocizzando però gli ritorna utile avendo, nel caso specifico, come obiettivo una maratona?
Oppure rischia di stancarsi fisicamente e, come conseguenza, rischia di non riuscire a portare a termine i seguenti lavori più impegnativi, ed anche di infortunarsi?

Cosa ne pensate?

3 commenti:

R. Davide ha detto...

Direi che se riesce a farlo, ben per lui e credo che bisognerebbe seguire i segnali che il fisico ti dà..le tabelle solitamente vanno bene per la massa..probabilmente come dici tu un'allenatore bravo riuscirà a sfruttare questo fatto senza incorrere in gradini troppo ampi..cmq non conosco bene ancora questo sport per essere certo di ciò che dico..è solo la mia impressione..vada per l'istinto

Igor ha detto...

Sono di principio contrario alle tabelle preconfezionate poiché pericolose. Le tabelle vanno bene come indicazione e come idea ma poi è l'individuo che deve sapera scolatre il proprio corpo. Io sono seguito da un allenatore e tutto ciò che faccio è misurato alla mia persona, se dovessi seguire le tabelle arrischierei di fare solo pasticci.

giovanni56 ha detto...

Non sono stato ben chiaro.
Non ho parlato di tabelle preconfezionate, ma di "una tabella ben costruita", adattata all'atleta dopo aver eseguito il test di soglia, dal quale poi sono state dedotte le velocità.

Stringi stringi la mia domanda era: preparare una maratona allenandosi a velocità più elevate (quindi producendo più lattato e di conseguenza ... stanchezza), il rischio vale la candela?

Igor, pienamente daccordo con te sulle tabelle preconfezionate, che possono andare bene solo ai "pigri" nella fase di approccio al podismo.