mercoledì 15 aprile 2009

Ci divertiamo veramente?

Queste riflessioni me le hanno ispirate questo e questo post dal blog di Marco d'Innocenti, l'ultramaratoneta arrivato primo degli italiani all'ultima Maratona di Roma, nonostante l'abbia terminata una decina di minuti oltre i suoi tempi "soliti" e senza averla preparata in maniera particolare.

Si possono trarre grandi soddisfazioni senza impegnarsi al massimo e divertendosi veramente con quello che si fa?

Vi (e mi)) sto ponendo questa domanda, però non pretendo una risposta pubblica, ma una risposta intima che ognuno, dedicandogli un po' di tempo, dovrà trovare dentro di sè (mi sembra di essere Marzullo), essendo sincero sopratutto con se stesso.

Domanda che si può suddividere in sottodomande:
Chi di voi sta correndo per puro piacere?
Chi corre unicamente per un proprio benessere?
Chi non prova sofferenza in quello che fa?
Chi si diverte V-E-R-A-M-E-N-T-E senza accumulare stress?
Chi non ha come obiettivo il raggiungimento di un particolare tempo?
Chi se non raggiunge quell'obiettivo taglia ugualmente il traguardo soddisfatto?
Chi crede veramente che quello che sta facendo non gli porterà in seguito un qualche danno?

Il cercare di migliorare i propri tempi (o per quelli in età più avanzata il cercare di mantenere il proprio rendimento al massimo livello) si accompagna a preparazioni lunghe ed impegnative che spesso hanno come obiettivi delle maratone, ed il tutto diventa stressante per il fisico, per la mente e per chi ci sta vicino.
C'è da faticare, sudare, occupare tempo, tralasciando altre cose magari più importanti.
Sovente essere "sempre al limite" conduce a dei danni perpetui, che possono risultare anche perenni.
Mentre non ci si rende conto che quanto si sta facendo potrebbe portare un reale beneficio effettuandolo se non in modo completamente non-competitivo almeno con minore "assatanamento".
E non verrebbero a mancare ugualmente le soddisfazioni.

5 commenti:

GIAN CARLO ha detto...

E' un quesito complicato che mi pongo tutti i giorni...solo che la soluzione varia spesso in funzione dell'umore, del divenire della vita e degli acciacchi + o - piccoli che ho.

Sarah Burgarella ha detto...

Si diverte veramente chi accetta i limiti dettati dalla propria genetica, senza pretendere di diventare migliore (o diverso) da quello che è nato. Che siano 2h30' o 4h30', fa lo stesso. Ma chi non desidera migliorare se stesso? L'importante è gestire un sano equilibrio tra le due parti.

innovatel ha detto...

Secondo me, anche se non è facile, bisogna miscelare assieme tutti gli elementi che hai tirato in mezzo e trovare le giuste percentuali in ogni singola corsa.

Il tempo dà piacere ed emozioni, ma se per farlo devo stare male che senso ha? ... :)

the yogi ha detto...

per quanto mi riguarda è soprattutto una questione di disciplina, quindi laconicamente direi: a volte più a volte meno.....

Alberto Bressan "Pasteo" ha detto...

Come ti ho già detto in qualche commento precedente per me il cronometro é solo un dettaglio. Io, come ho scritto spesso nel mio blog, corro una gara per arrivare al finish e non mi tiro matto con PB o quant'altro perché se dovevo essere un "grande" nell' atletica...lo sarei già diventato e quindi questa passione deve farmi divertire. Sarei un pazzo a lavorare tutto il giorno per poi arrivare a sera e fare qualcosa di faticoso e non divertente. Poi credo che sia comunque una scelta dettata dalle possibilità ed io so di essere scarso.