mercoledì 7 agosto 2013

Quando la corsa è salutare?

Pensieri in libertà (sarò cattivo, mi tolgo dei cerotti dalla bocca, anche se ritorno in parte su argomenti già trattati).
La corsa è veramente salutare?
SI e NO, dipende.
Qual'è il confine?

Sembrerebbe logico, la corsa è salutare fino a quel punto oltre il quale produce danni.
Diventa meno logico metterlo in pratica;
spesso, troppo spesso, la logica non fa parte dell'essere umano (altrimenti non compreremmo gli F35).

La corsa praticata in modo agonistico di danni ne produce SEMPRE, sistematicamente (come gli F35).
Un fisico sempre tirato, sempre sotto sforzo, va a finire che da qualche parte si rompe.
Il peggio arriva quando la rottura va a comprendere anche il cervello.
Essendo appassionato del nostro sport seguo quotidianamente molti siti internet, forum & co. ad esso dedicati; pura idiozia quando questa "salute" viene evidenziata, magari da personaggi fermi ai box perché ... rotti; o da pseudo "trainer" (magari incapaci di leggere e scrivere); oppure da personaggi che si sono rovinati "cerebralmente" andando a perdere amicizie e addirittura ... la propria famiglia; e c'è pure qualcuno che si ritrova in tutte e 3 le categorie.

Il problema non è la competitività domenicale, quel momento di esaltazione agonistica che ti piglia quando non vuoi farti superare dal tizio che ti affianca; ma quella MANIACALE, quella che fa fondere la testa sui "medi"; quella che distrugge tendini e articolazioni nella ricerca di ritmi sempre massimi; quella che fa assumere antiinfiammatori quando arriva la sofferenza durante una corsa lunga (ma chi te l'ha fatta fare?); quella che non fa apprezzare un Trail Autogestito; quella che fa partecipare a competizioni al venerdi sera, al sabato sera, alla domenica mattina, controllando i nomi dei partecipanti e bilanciando i rapporti fra costo dell'iscrizione / pacco gara / premio di podio; quella che alla fine fa smettere del tutto solo perché non si riesce più a mantenere "quel passo" o a raggiungere "quelle distanze".

Quindi la corsa "salutare" è quella praticata senza nessuna competitività, senza mire e mete?
Ci metto un punto di domanda.
Qualcuno potrebbe dire che se si toglie il "sale" allora diventa insipida, senza gusto.
Io credo che la maturazione di un'atleta si DEVE accompagnare a quella personale, dove GUSTI e qualità personali cambiano, e bisogna essere in grado di accettare e sintonizzarsi con questi cambiamenti.
Allora è salutare quando si varia il modo di praticarla? (ancora punto di domanda)
Parole, paroole, paarooole (cantava Mina), proprio mentre me ne sto andando lento lento e mi godo quanto ho attorno ... patapunfete ... inciampo e cado ferendomi un po' dappertutto ... ma questo almeno non è sistematico.
Poi magari punto ad una corsa particolare, difficile (non estrema eh!), e so che se voglio farla devo pur prepararla, ma la settimana prima dell'evento ecco che mi si blocca la schiena.
Cambiano i gusti? Così non sento rimorso se una volta nella colazione prima di un allenamento mangio un paio di ... Kirchtagskrapfen, so bene che il loro sapore mi rigoglierà in gola fino alla fine, e che non dovrò chiedere nulla di particolare a quell'allenamento.

O forse diventa salutare quando non ci si fanno seghe mentali ... quando ci si pongono meno domande ... quando si corre e basta? (ma anche questo diventa l'ennesimo punto di domanda)
Qualcuno ci riesce? Oppure il fatto di non porsi domande è più causato da un "vuoto interiore" piuttosto che dall'aver raggiunto un proprio equilibrio?
Io spero che nella mia vita continuerò sempre a pormi domande ... e ad accettare dialoghi.

Di sicuro "Correre per rimanere in salute" è uno slogan trabocchetto, specialmente quando viene usato per nascondere troppa povertà personale, per cercare d'ingannare qualcuno che forse, invece, ha già cambiato strade.

Parafrasando: La corsa deve essere un piacere, se ti fa del male ... che piacere è?
E non venitemi a parlare del solito "sano masochismo", è la solita balla che ci mettiamo (o ci mettono) in testa per autoconvincerci, menzogna destinata a porre fine alla meravigliosa avventura chiamata corsa.

Morale della favola? ... A TAVOLA!!!
Ah, cosa sono i Kirchtagskrapfen??
Dolci fritti ripieni di marmellate varie.
Eccoli! (la scritta non ve la traduco, ahahah)

4 commenti:

Fausto di Bio Correndo ha detto...

Ciao Giovanni, scopro il tuo blog stamattina e le tue puntualizzazioni e i riferimenti extrapodistici fan si che ti segua spesso! L'essere monotematici è il primo dei motivi che mi fan scappare, anche nei siti specializzati..

giovanni56 ha detto...

Ciao Fausto, benvenuto. Nel mio diario la corsa è il motivo trainante, però difficilmente troverai "tempi" o "cronache di ripetute". Nel mio modo di vedere (e praticare) la corsa la competitività l'ho lasciata "ai bei tempi andati", e adesso me la sto ... godendo (anche se la fatica non manca mai) :-)

Alberto Bressan "Pasteo" ha detto...

Ciao Gio io ho corso dal 2001 al 2007 senza avere nemmeno il cronometro. Secondo me se corsa si intende come passione per il gesto atletico legato magari al gusto per la natura correndo solo per stare bene allora meglio non andare a corsette nemmeno quelle non competitive. Ricordo che la spensieratezza degli allenamenti dove capivo alla fine se ero riuscito a correre più di un' ora eppure no era liberatoria. Anche se continuo ad essere un "signor nessuno" rimpiango comunque quegli allenamenti. Più volte mi sono detto di smettere di opartecipare a gare...ma poi restano solo Parole, paroole, paarooole

giovanni56 ha detto...

@ Alberto - la competitività che si inserisce nelle gare domenicali fa parte del gioco, (e dopotutto per noi ... è un gioco).
Invece è quella MANIACALE che non fa più vivere, che distrugge corpo e cervello (e sono sicuro che più di uno si riconosce in questo scritto).
Bisognerebbe alzare qualche volta in più gli occhi da terra (o dall'orologio) per godere di cosa ci circonda ... riuscendo a non cadere :-)