sabato 15 novembre 2008

Perché un podista sceglie la maratona?


A volte qualcuno (pochi a dire il vero) critica chi si sta preparando per una maratona dicendo:“non capisco voi malati di maratona, non potreste preparare al meglio qualche gara più corta puntando al miglioramento dei vostri tempi?”

Ecco alcune mie considerazioni.

Nella grande maggioranza dei casi si arriva al podismo in età avanzata, e sempre nella grande maggioranza dei casi si impiega pochissimo tempo a constatare l’impossibilità non dico di gareggiare contro Bekele, ma nemmeno di competere a buon livello in una gara nazionale.
Ecco che per il podista amatoriale i tempi realizzati dagli altri diventano un surplus.
Rimane la soddisfazione personale del miglioramento dei propri tempi.

In qualsiasi caso, a qualsiasi età, il limite tecnico arriva nel momento in cui viene raggiunto il limite di “rottura” fisica o mentale.
L’età avanzata ci regala una tecnica di corsa oramai non più migliorabile ed una ridotta elasticità muscolare, mentre i limiti ”lenti” (aerobici) hanno margini di sviluppo allenabili in tempi molto ampi, quasi infiniti.

Una preparazione “semplice” ad una maratona lascia molti più spazi e più possibilità di errore rispetto ad una preparazione indirizzata ad un tempo specifico, ed il 90% non fa uso di allenatori.

La preparazione a gare brevi comporta una assidua presenza in pista, ed ecco che infortuni, orari, noiosità, insomma… stress, vanno all'incontrario di quanto ricerca l’amatore.
Essendo la corsa uno degli sport dove l’individualismo si esprime al massimo livello, si sceglie di correre anche perché ci si ritrova LIBERI e svincolati da orari.

Wikipedia (qua) dice anche questo: “La maratona è una gara di corsa sulla distanza di 42,195 km. Il termine viene usato, impropriamente, in senso più ampio per indicare un qualsiasi evento atletico e non (ad es. "maratona televisiva") che richieda grande resistenza”.
Una maratona è sempre una M-A-R-A-T-O-N-A, una grande impresa.
Nonostante siano molti coloro che la affrontano, questi rimangono sempre una piccolissima minoranza rispetto alla massa di gente che li circonda, con cui hanno comunemente a che fare, per cui diventa anche un vanto verso gli altri.

Ed ecco così l'avvicinamento alle distanze dalla maratona in su.