Cosa distingue un campione dagli altri?

Illustrerò le 13 attitudini che sono state osservate in coloro che sono eccellenti nella loro specialità sportiva (e non solo) e che possono portare uno sportivo a migliorarsi continuamente fino a diventare un campione.
Si tratta di un modello estratto dalla realtà: uno sportivo eccellente dovrebbe potersi identificare in tutte.
Uno sportivo che non è ancora eccellente probabilmente si potrebbe identificare solo in alcune scoprendo che l'adozione delle altre può fare concretamente la differenza tra la sua performance attuale e quella aderente al suo miglior potenziale.
1) Un campione è disponibile a fare pratica sul campo, non si accontenta delle teorie. Ogni volta che impara qualcosa di nuovo poi ne verifica subito l’efficacia nella pratica e, se ne è soddisfatto, integra questa nuova abitudine nel suo gioco.
2) Un campione impara un pezzetto alla volta e gestisce le sfide man mano che si presentano. Non perde tempo a porsi problemi teorici ma risolve quelli reali se e quando si presentano, e solo in seguito ne trae delle conclusioni utili per lui.
3) Un campione ha imparato, consciamente o inconsciamente, a mettere in pratica il processo di apprendimento dalla fase di incompetenza inconscia a quella di competenza inconscia.
4) Il campione si spinge oltre la propria zona di comfort ed è disponibile a fare ciò che occorre per riuscire. (Arnold Schwarzenegger: “Quelle ultime 2 o 3 o 4 ripetizioni, ecco cosa fa crescere i muscoli. Ecco cosa distingue un campione da chi non lo è. Se riesci ad attraversare il periodo della fatica, questo ti renderà un campione. Se non riesci ad attraversare il periodo della fatica, allora lascia perdere. Ed ecco cosa manca alla maggior parte delle persone: avere le palle – le palle per dedicarsi a questo e dire solamente … “Non mi interessa cosa succede” . Non ho paura di svenire in palestra … ho vomitato molte volte quando facevo gli esercizi. Ma non importa, perché ora so che ne è valsa la pena).
5) Separare gli insegnamenti utili da quelli inutili: il campione si pone solo domande funzionali al suo obiettivo e lascia perdere il resto. Si focalizza sul suo obiettivo e non disperde la sua energia fisica e mentale. (come dice Tiger Woods: Dal punto di vista mentale sono il più forte).
6) Un campione ha l'apertura mentale e la volontà di verificare in campo nuove idee anche se non sempre sembrano logiche. Prima di dire "Questa idea non funzionerà mai per me" la prova e poi eventualmente esprime giudizi. Ed è proprio così che scopre cosa funziona meglio per lui.
7) Impegno e desiderio di capire i principi che ci sono dietro le idee quando queste funzionano per lui. (ed io aggiungo: anche quando non funzionano, per cercare la possibilità di adattarle a lui)
8) Nessuno è perfetto, tutti commettono errori. Il campione agisce sapendo che nulla è impossibile e trova un modo per individuare i blocchi e le convinzioni limitanti (ovvero non funzionali ad un gioco ottimale per lui) e per liberarsene. E se commette qualche errore cerca di tirarne fuori un insegnamento utile. Quindi se qualcosa va storto cerca di capire cosa ha sbagliato e fa un piano su cosa e come farà meglio la volta successiva.
9) Il campione non da la colpa agli altri se qualcosa non funziona. Si assume la responsabilità per se stesso e per i risultati del proprio gioco. E quando vince condivide il merito con tutto il suo staff. Ha la volontà di valutare se stesso in modo regolare e di imparare dalle critiche senza prenderle personalmente (vedi tra gli altri, l’esempio di Valentino Rossi).
10) Il campione si spinge il 20% oltre ciò che già conosce e più in là dei dati a sua disposizione. Sa bene che non esiste fallimento ma risultati, e che questi risultati gli offrono l’opportunità di imparare, di crescere e di migliorarsi ancora. (vedi sempre Valentino Rossi e la sua maestria nello spingersi oltre quello che pensa essere il suo limite attuale).
11) Il campione si pone le domande giuste per vedere se è sulla giusta strada. Pensaci un attimo: le domande che ti fai ti sono d’aiuto o ti bloccano?
12) Il campione frequenta persone che sono migliori di lui e si cerca uno o più mentori ai vari livelli tecnico, fisico e mentale. Perché sa che c’è sempre qualcuno migliore di lui per ognuno di questi livelli. Si guadagna la loro fiducia e il loro consiglio, chiede loro di fargli da mentore, dimostrando con i fatti che è disponibile ad imparare con umiltà.
13) Il campione verifica se i risultati sono commisurati allo sforzo che sta facendo. Se non lo sono, è disponibile a rivedere cosa può migliorare. Un campione sa bene che anche un campione può migliorare ancora.
Vi sembrano attitudini difficili da coltivare? E chi ha mai detto che è facile essere un campione? Ma almeno abbiamo delle linee guida.
Commenti
Prendendo spunto da un'intervento che avevo fatto in un'altro post..questi principi sarebbero utili a tanti ragazzi che pensano che lo sport serio sia fare 3 volte alla settimana qualche vasca in piscina, qualche ripetuta in palestra eccettera...e poi ti chiedono come mai non vanno avanti..
Giovanni cmq sempre post molto istruitivi. Grazie ciao
@ Davide - Quello su Swarz è un esempio tirato al limite. Però è vero che per diventare campioni (ma anche per migliorare in qualsiasi caso) bisogna spingersi oltre la zona di comfort ... faticare ... ed essere disponibili a fare tutto quello che serve per riuscire, sempre rimanendo nel lecito.
1)il fattore CULO: se hai la sfiga di avere problemi congeniti (come le mie asimmetrie e i miei piedi cavi), hai un problemaccio difficilmente superabile.
2)il fattore CALMA: i risultati si ottengono con gli anni, non sono come merci sugli scaffali del supermercato...fast food = fast performance, mentalità americana, consumista. riflettete sul fatto che la cat. juniores non prevede nemmeno i 10000m! e la gente pretende di fare la maratona dopo 3 mesi che ha iniziato a correre... e poi criticano scwarznegger (non mi riferisco a nessuno in particolare)!
3)il fattore RAZIONALITA', il più importante, ossia ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. questa è la qualità più difficile da realizzare, la sua non applicazione è la causa della morte dell'atletica italiana di alto livello: atleti, tecnici e società fanno di tutto (soldi, pubblicità personale, intrusione in mafiette varie, invidie personali, irrazionale caparbietà nel non voler ammettere l'evidenza dell'errore) tranne che comportarsi in modo da massimizzare la prestazione, tranne rari casi. anche a livello amatoriale di razionalità ce n'è poca: si parte da assiomi preconcetti e li si difende ad oltranza per "orgoglio".
luciano er califfo.
Dici che sei daccordo su molte cose, significa non su tutto, ed allora non puoi diventare un campione :-)))
Per mio carattere guardo sempre avanti, alle novità.
Le sperimento per un periodo (che può anche andare male), e se non danno frutti ... taglio di netto. Poi, finchè nella pratica ritorno al passato, studio cosa non è andato bene in quelle novità; dove c'è stato "il danno" e cosa c'è stato di buono, preparando così il futuro.
Se quelli che citi tu avessero già detto TUTTO negli anni passati non saremmo piano piano arrivati a Bekele ... e chissà a cosa (o meglio a chi) arriveremo.
Ho letto gli allenamenti di Tergat e Gebra sia per i 10k sia per la mrtn, e sono diversi dalle scuole che citi. Sicuramente più tosti e metodici, quasi clinici.
Purtroppo l'Italia è un caso particolare, qua contano di più chiacchere e politica piuttosto che campo e sudore.
Il brutto è che, come in politica, non ne andiamo fuori.
Tutti tirano l'acqua al proprio mulino, tutti hanno ragione ed intanto ... viene rieletto chi sbaglia ... si fanno le leggi per autorielleggersi e per essere al di sopra di tutto e tutti ... la barca affonda... E NON SE NE VEDE IL FONDO!!!